Flos nivis

Capitolo 1 – L’Ultimo Approdo

A Gravenholt, il vento non ha nome. È un alito salmastro e freddo che modella le scogliere, piega gli alberi e scava rughe profonde sui volti degli abitanti.
Neryll era uno di questi, ma un tempo la sua casa era stata il mare. Era un marinaio, uno dei più abili del Porto del Pesce Grigio, un luogo dove le storie di tempeste e mostri marini venivano raccontate come favole della buona notte.
La sua pelle era incisa dal sale e dal sole, ogni cicatrice un capitolo di una vita trascorsa a inseguire orizzonti sconosciuti. Aveva navigato a lungo, superando correnti mortali e sfiorando il fondo dei baratri marini. Aveva visto mostri e sirene, tesori e relitti.

Ma soprattutto, aveva amato una donna, Elysia, il cui sorriso era la sua unica bussola. Elysia era stata inghiottita dal mare durante la sua ultima tempesta.
Dopo averla persa, Neryll aveva deciso di appendere l’ancora al chiodo, cercando un rifugio dal dolore e dalla vita tumultuosa che lo aveva portato a perdere tutto.
Aveva trovato un’isoletta remota, una delle tante che componevano l’arcipelago di Gravenholt, un luogo dove la terra era dura e il silenzio era l’unico compagno. Lì, aveva scoperto una nuova passione, una forma di preghiera: la coltivazione.
Il suo giardino era un testamento di resilienza, un’oasi di vita ostinata in un paesaggio grigio e desolato. Ma un fiore, tenuto in una serra minuscola, era diverso. Non aveva nome. Neryll lo chiamava semplicemente, “il fiore di neve”.

Capitolo 2 – Il Seme nel Buio

Il fiore era un segreto, custodito con gelosia. Neryll lo aveva trovato incastonato nel legno di una nave naufragata.
Non era un relitto qualsiasi, era ciò che restava della sua amata nave, quella su cui Elysia era salita per l’ultima volta. Il seme era minuscolo, insignificante, ma Neryll lo aveva raccolto e lo aveva piantato nella sua nuova casa.
Era un seme che non avrebbe mai dovuto germogliare in quel luogo inospitale. Era delicato, con petali di un bianco immacolato, quasi trasparenti. Nonostante la sua fragilità, aveva prosperato, diventando l’unico fiore di quella specie in tutto l’arcipelago.
A volte, quando la solitudine si faceva insopportabile, il vecchio si sedeva accanto al fiore e parlava, raccontando i suoi ricordi più preziosi.
Sapeva che i suoi giorni stavano per finire. In quel fiore, vedeva non solo una pianta, ma il suo ponte verso un mondo che stava per raggiungere.

Capitolo 3 – Il Velo che si Squarcia

Un pomeriggio, una brezza insolita, quasi un sussurro, penetrò nella serra. Neryll si raddrizzò con fatica, sapendo che non era solo. Nell’angolo, una figura lo attendeva.

Era la Donna in Nero, non un’ombra ma una presenza ben definita.
Il suo vestito era scuro come la notte, ma i suoi lunghi capelli erano d’argento fuso, luminosi contro il tessuto scuro. I suoi occhi, profondi come l’abisso ma gentili, non tradivano alcuna emozione.

Neryll non si spaventò. Sapeva chi era. La Donna in Nero è la morte che arriva per chi l’accetta, e lui l’aveva sempre aspettata. L’aria attorno a lei non era fredda, ma di una quiete ultraterrena. Neryll non ebbe paura, solo una profonda serenità. Sapeva che le storie che aveva raccontato al suo fiore non erano un segreto, e la Donna in Nero era venuta per sentire la fine della sua storia.

Capitolo 4 – Attimi

I giorni successivi passarono in una quiete irreale.
Le mani di Neryll diventavano sempre più deboli, la sua vista si appannava.

La Donna in Nero era sempre lì, in un angolo, in attesa. Neryll passava le sue giornate accudendo il fiore, come se la sua vita si fosse ridotta a quel singolo, delicato gesto.

La mattina del suo ultimo giorno, si trascinò nella serra. Il fiore sembrava splendere di una luce propria, i petali quasi vibravano di vita. Il vecchio sorrise, sapendo che la sua ora era giunta. L’aria era immobile. Il tempo non aveva più significato.

Capitolo 5 – L’Ultimo Petalo

La Donna in Nero si avvicinò con grazia. I suoi occhi erano profondi come la notte, ma vi si poteva intravedere una luce antica e magnetica.
Lei non si avvicinò a Neryll, ma si chinò dolcemente sul fiore di neve. E con una delicatezza che si addiceva a un’amante, lo toccò, come se volesse sentirne l’essenza. Con un movimento lento e gentile, staccò un singolo petalo dal fiore e lo posò sulla mano di Neryll, ormai fredda. In quel momento, il fiore scomparve, trasformandosi in una lieve polvere luminosa che si dissolveva nell’aria. Neryll non sentiva più il corpo, solo un’ultima, indescrivibile sensazione di pace.
Sulla sua mano, il petalo brillò di una intensa luce azzurra per un attimo, il colore degli occhi di Elysia, prima di svanire.

"Ogni anima trova il proprio cammino.
Alcune incontrano la calma, altre il caos.
La morte arriva, ma il modo in cui la affrontiamo spetta a noi sceglierlo."

Serath Eilun, capitolo IX