Il Serath Eilun non è un libro nel senso tradizionale. È una raccolta disordinata e affascinante di testi provenienti da fonti disparate: estratti di diari di viaggio, citazioni isolate da enciclopedie dimenticate, appunti marginali su manoscritti polverosi, trascrizioni di testimonianze orali, e persino frammenti di preghiere o visioni annotate da monaci erranti. Tutti questi documenti, pur diversi per stile, epoca e provenienza, condividono un filo conduttore: il riferimento enigmatico a due entità che sembrano incarnare il confine tra ciò che è e ciò che non è — la Donna in Nero e il Drago Bianco.
Non esiste una versione ufficiale o definitiva del Serath Eilun. Ogni copia conosciuta è diversa, come se il testo stesso si riplasmassi in base a chi lo legge o lo trascrive. Alcuni frammenti sono lunghi e dettagliati, altri non più di una frase, un sussurro, un nome inciso su pietra. In certi casi, l’intero riferimento a queste entità si riduce a una nota a piè di pagina, a un’illustrazione marginale, a un sogno annotato in fretta.
Le leggende narrano che fu Eilun — figura avvolta nel mistero, forse archivista, forse visionario — a raccogliere per primo questi frammenti. Nessuno sa chi fosse davvero, né se sia mai esistito. Alcuni lo considerano un nome simbolico, altri un titolo tramandato. Ma in ogni versione del Serath, il suo nome appare, come un’eco che attraversa il tempo.
Il significato del titolo stesso è oggetto di dibattito. “Serath Eilun” è spesso tradotto come Eco dell’Ombra, ma le lingue da cui deriva sono perdute, e ogni interpretazione è solo un’ipotesi. Quel che è certo è che il testo non racconta una storia lineare, ma un mosaico di esperienze, visioni e intuizioni che sfiorano il confine tra vita e morte, realtà e sogno.
Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
"Ogni anima trova il proprio cammino. Alcune incontrano la calma, altre il caos. La morte arriva, ma il modo in cui la affrontiamo spetta a noi sceglierlo."
Serath Eilun, capitolo IX